giovedì 23 maggio 2013

Salve ragazzi,
Siamo tre studenti del Liceo scientifico Primo Levi che hanno partecipato al progetto Voci di Fuori Voci Di Dentro e riteniamo che sia stata un' esperienza che ci ha aiutato a crescere interiormente e anche a conoscere nuove realtà di vita che fino ad ora non abbiamo affrontato. Crediamo che questo progetto ci abbia fortemente cambiato, frantumando gli stereotipati e antiquati pregiudizi che ci sono stati passati, inesorabilmente, dalla società. L'entrata in IPM ha segnato le nostre vite, in senso positivo, perchè è stato la causa della nostra nuova apertura mentale non solo riguardo ai carcerati o criminali, ma anche verso tutte le categorie emarginate. Ora, prima di esprimere i nostri pareri, dettati da idee radicate profondamente in noi o tramandate di generazione in generazione, mettiamo in discussione ciò che pensiamo e riflettiamo prima di riportare le nostre opinioni. :) 
Abbiamo conosciuto molte personalità bizzarre ma anche alquanto intraprendenti e tutto sommato felici, nonostante la particolarità della situazione e la ristrettezza degli ambienti. Ci auguriamo che molti altri studenti possano partecipare a questo progetto per capire e provare ciò che noi stessi abbiamo sperimentato. 
Vostri Mattia, Giulia e Federico
:)

Ciao!! Siamo le ragazze del Liceo Scientifico Primo Levi di Montebelluna. Appena ci hanno proposto questo progetto eravamo molto incuriosite perciò ci siamo iscritte.
Riteniamo che questa esperienza ci abbia dato grandi emozioni e ci abbia arricchito sia dal punto di vista culturale sia da quello personale. L'idea di partecipare a questo progetto ci ha da subito entusiasmato e lo svolgimento delle attività non ci ha mai deluso.
L'idea di entrare in carcere inizialmente ci metteva un po' a disagio. Chi avremmo incontrato? Come ci saremmo dovute comportare? Avevamo un po' di timore di dire le cose sbagliate al momento sbagliato e non sapevamo come loro avrebbero reagito alla nostra presenza. Una volta entrate però tutti i nostri dubbi sono svaniti e ci siamo messe in gioco! Da parte loro c'è stata disponibilità e accoglienza. E' stata una giornata trascorsa con nostri coetanei che alla fine hanno le nostre stesse passioni.Stando con loro ci siamo dimenticate di essere all'interno di un carcere e speriamo sia stato lo stesso anche per loro!!
Quest'esperienza ci ha fatto capire che la detenzione dovrebbe permettere ai ristretti di prendere consapevolezza di ciò che hanno commesso, prendendosi le proprie responsabilità e riuscendo così a reinserirsi nella società.
Speriamo che tutti i loro sogni si possano realizzare una volta usciti!!
grazie per la bellissima esperienza vissuta!
Ilaria  Tosca   Marta   Annandrea
Ciao siamo delle ragazze del Liceo "Primo Levi" di Montebelluna, delle classi 4°G e 4°A.
Quest'anno abbiamo aderito al progetto “Voci di dentro, voci di fuori” con l'aspettativa di conoscere più a fondo il mondo delle carceri per capire se quello che ci trasmettono i giornali e i notiziari corrisponde veramente alla realtà. Ora, ripensando all'anno trascorso e alle nostre esperienze, possiamo concludere che le nostre aspettative sono state soddisfatte. Infatti, specialmente grazie all'incontro con i detenuti adulti e all'entrata in IPM, abbiamo capito che non sempre le nostre idee riguardo questo tema sono giuste, in quanto derivano molto spesso da stereotipi e pregiudizi forniti dalla nostra società.
In particolare, abbiamo capito che questa realtà non è così distante come sembra perché, grazie alle testimonianze, ci siamo accorte che ognuno di loro aveva una storia e non si immaginava che sarebbe bastato poco per cadere in una situazione grave e difficile.
Inoltre, durante l'attività in cui ci siamo relazionati con i ragazzi per la prima volta, è stato bello aver avuto un confronto riguardo al tema dell'amicizia: come la viviamo noi e come la vivono loro. Nonostante inizialmente le opinioni fossero diverse, l'idea di fondo era comune a tutti: per un'amicizia vera sono importanti il rispetto reciproco, la lealtà, la fiducia e il saper ascoltare.
In conclusione, siamo rimaste molto contente di questo progetto perché ci ha fatto riflettere su delle tematiche che quotidianamente diamo per scontate. Ci piacerebbe, quindi, che fosse aperto alla partecipazione di più ragazzi affinché tutti potessero rendersi conto di quanto sia importante relazionarsi con gli altri. Speriamo, dunque, che questo progetto sia stato utile oltre che a noi, anche a loro.

Progetto Voci 2013


Ho scelto di partecipare al Progetto Voci 2013 in seguito alla proposta della mia professoressa di italiano, referente all’interno del nostro istituto. Mi è sempre interessato entrare in contatto con il mondo della reclusione, e questa è stata una buona occasione. Ho sempre cercato di approfondire gli aspetti della mente umana, tanto che l’indirizzo di psicologia è una delle strade che tengo aperte per la mia iscrizione all’università dell’anno prossimo. Non ho mai avuto pregiudizi nei confronti delle persone rinchiuse in carcere, e in seguito a questa esperienza nulla è cambiato sotto questo punto di vista. Non penso si debba condannare una persona per un suo atto criminale, senza conoscere i risvolti della vicenda in sé.
Il progetto a cui ho partecipato è stato davvero entusiasmante, soprattutto al momento dell’ingresso in IPM, quando sono entrata in contatto con ragazzi della mia età, la cui unica differenza rispetto a me è la vita che portano avanti. Una vita rinchiusa tra mura altissime, con il contatto minimo con il mondo esterno. Passare una mattinata assieme a queste persone mi ha aperto gli occhi su aspetti che, un po’ per ignoranza, un po’ per “ipocrisia”, non avevo mai considerato: le persone credono che chi sta in carcere debba essere doppiamente condannato, in quanto è mantenuto con i soldi della cittadinanza, cosa non vera, in quanto chi può permetterselo deve provvedere da sé a pagare una specie di retta mensile; spesso i ragazzi sono tenuti calmi con medicine e sedativi, per evitare che si ribellino o, al contrario, cadano in depressione. Il carcere è una piccola città, con il cuoco, il prete, il medico, il dentista, si va a fare la spesa, si comprano le sigarette (meglio tabacco e feltrino, durano di più). Ma, nonostante i vari incontri e programmi che vengono organizzati, è la città più triste del mondo, con orari e pasti prestabiliti, senza colori né gioia.
È una realtà che colpisce nel profondo, che ti fa rendere conto di quanto noi ragazzi “normali”, istruiti e beneducati, provenienti da famiglie benestanti e impeccabili, siamo indifferenti. Indifferenti a tutto ciò che accade lontano da noi, a tutto ciò che non ci coinvolge perché non ci riguarda, perché non rientra nella nostra sfera personale di interessi, conoscenze, affetti. Quante volte ci si ferma davanti ad un servizio di cronaca, ci si dispiace, o si condanna, e poi basta, niente di più, perché il tutto non ci tocca. Le persone dovrebbero rendersi conto che stare in carcere non è assolutamente un bel vivere, che le persone stanno lì  perché hanno commesso un reato, ma non semplicemente per il gusto di farlo, ci sono delle ragioni, dei motivi sotto, che noi non conosciamo, che non possiamo conoscere, perché sono difficili da comprendere. Chi sta in carcere ha bisogno di aiuto, ha bisogno di conforto, di sfogare la propria rabbia, o la propria tristezza, per cercare la pace. Il carcere non deve essere solo un luogo di punizione, deve essere un luogo di rieducazione, di aiuto, di supporto, di reinserimento nella società in un prossimo futuro, per coloro i quali hanno una pena che prima o poi finirà.
Entrare in IPM mi ha permesso di conoscere una persona con le stesse origini della mia famiglia (la Calabria), a cui non sono riuscita a chiedere per quale motivo si trovasse in un luogo così, forse perché mi è sembrata un persona normale, importante tanto quanto me e voi, con i suoi pregi e i suoi difetti, con le sue idee e convinzioni, che hanno lo stesso peso delle nostre, l’unica differenza è che non vengono ascoltate.
Ciò che mi è dispiaciuto di più, nell’organizzazione dell’esperienza, è il fatto di aver trascorso lì dentro così poco tempo. Avrei preferito poter incontrare quei ragazzi più volte, senza necessariamente fare lavori di gruppo, ma semplicemente potendo parlare, scherzare e riflettere insieme a loro, per fargli trascorrere momenti diversi, più gioiosi, meno monotoni, che sarebbero stati tali anche per me.
Consiglierei di partecipare a questa esperienza a chiunque abbia voglia di uscire dalla propria vita e dedicarsi a chi ha veramente bisogno di una mano amica. 

Marta Silvia
è stato bello!!!!!   :) :) ops che sbadati ...siamo quattro studenti del liceo levi ! una bionda (elena) una mista (magda) uno barbuto e gnocco  ( andrew) uno alto e figo  ( elia)....! dobbiamo ammettere che questa esperienza fantastica ha cambiato il nostro modo di vedere la realtà carceraria minorile poichè siamo direttamente entrati in contatto con ragazzi ristretti. Ci siamo confrontati, abbiamo condiviso bei momenti, abbiamo discusso sui temi d'attualità che più affliggono i giovani italiana! Quando siamo entrati in carcere ci siamo sentiti a nostro agio , i muri alti, le grate  rendevano quel luogo un carcere vero e proprio ma i volti dei ragazzi che vi erano all'interno erano come i nostri , ragazzi con i  nostri stessi sogni e le stesse nostre aspettative ! QUESTO è QUELLO CHE ABBIAMO SCOPERTO IN IPM !
Abbiamo inoltre trovato un'ambiente positivo per la rieducazione dei carcerati , come dovrebbe essere perchè la costituzione italiana (art.17---uuuuuuuuh che intelligenti che siamo----- :) ) prevede la riabilitazione del soggetto al fine di garantirne il reinserimento sociale .... cosa che talvolta non accade ...( forse anche senza "talvolta". )
we are young ... we get the power to do everythings we want ...f. yeah !
:) :) :) ANDREOVIZ, MAGDAZOC, ELENOVIC, ELIOVORIC ...( MADRE PATRIA RUZZIA )
ciao amiciiiiiiiiiiiiiiiii !! :) 
Tranquilli non siamo impazziti :)

una giornata in ipm

Buongiorno, siamo 3 ragazze del Liceo Scientifico Primo Levi e che sin da subito si sono interessate particolarmente a questo progetto. Ciò che più ha colpito la nostra attenzione è stata la possibilità di conoscere una realtà diversa dalla nostra quotidianità. Tra le diverse attività che ci sono state proposte il momento più significativo è stato sicuramente quello dell'entrata in IPM dove abbiamo potuto confrontarci con dei ragazzi che pur avendo la nostra  età si trovano in una condizione colmpletamente diversa dalla nostra. La cosa che ci ha colpito di più è la disponibilità che hanno dimostrato i ragazzi del IPM nel rapportarsi con noi. Una volta conosciuti ci si puo' rendere conto che sono ragazzi come noi, con le loro passioni e le loro debolezze. Il tema della giornata, l'amicizia, ha dato a tutti un'ulteriore possibilità di scambio e di crescita personale. Molti ragazzi della nostra classe non hanno avuto la possibiltà di provare questa esperienza che noi consigliamo calorosamente! 

giovedì 14 febbraio 2013

GIORNALINO: è uscito il secondo numero!!!



Ciao ragazzi!!!!!
sono usciti i primi due numeri di "Innocenti Evasioni", il giornalino dell'Istituto Penale Minorile di Treviso.
Per chi non lo sapesse..da ottobre e fino a maggio, ogni martedì pomeriggio alcune studentesse delle scuole della provincia di Treviso entrano in IPM e insieme ai ragazzi di "dentro" danno vita al laboratorio di giornalino!!!
I temi affrontati vanno di pari passo con quelli affrontati dalle vostre classi!!!
In questo primo numero il tema è quello dell'Esclusione/Inclusione nell'ambito della Famiglia..e se non sbaglio questo tema è stato affrontato dall'Istituto Mazzotti!!!
E allora..che ne pensate?????

Vi ricordo che potete anche scrivere commenti..esprimere le vostre idee e veder pubblicato tutto nei successivi numeri del giornalino!!!!!

POTETE SCARICARE I NUMERI DEL GIORNALINO DA:
http://www.trevisovolontariato.org/pagina.asp?menu=5&menu1=297&menu2=1588






mattinata all'IPM

Ciao siamo Caterina Fanecco e Giulia Zamuner, siamo studentesse del Duca degli Abruzzi delle classi 4°AP e 4°BS. Durante il periodo di stage, abbiamo avuto l’occasione di partecipare all’incontro con i ragazzi in IPM durante la giornata del 31-01-13. Il tema dell’incontro affrontato dall’istituto G. Mazzini è stato “inclusione ed esclusione in base al paese d’origine”.
 Quando scoprimmo che saremmo entrate in IPM eravamo da una parte curiose di fare questa esperienza ma dall’altra ci aspettavamo un ambiente molto più serio. Ci eravamo infatti preparate ad incontrare ragazzi più “chiusi” e meno disposti a socializzare.
 Pensavamo che, una volta entrate nella struttura si sarebbero formati due gruppi distinti: uno formato dai ragazzi detenuti e l’altro da noi ospiti.
E invece chi l’avrebbe mai detto? Abbiamo trovato un’ accoglienza migliore delle nostre aspettative. Inizialmente eravamo un po’ a disagio non essendo abituate a certi ambienti ma grazie alle attività proposte dai volontari l’imbarazzo è diminuito e siamo riuscite a interagire con i ragazzi detenuti: parlando, scherzando liberamente e giocando a calcetto. Il tempo trascorso insieme è stato del tutto naturale tanto che ci siamo scordate di essere in un istituto penale ma ci sembrava di rapportarci con dei nostri coetanei.
Abbiamo incontrato personalità diverse ma tutti sono stati gentili e disposti a raccontarci qualcosa di loro. Al momento dei saluti c’è stato un po’ di rammarico e ci sarebbe piaciuto trascorrere altro tempo in loro compagnia.
Ringraziamo il Centro Servizi per il Volontariato di Treviso per questa occasione che non tutti hanno la fortuna di fare. Continueremo questo progetto con la nostra scuola senza però dimenticare questa prima esperienza! 
Consigliamo a tutti coloro che sono interessati ad attività di volontariato a contattare il Centro Servizi per il Volontariato di Treviso. Qui infatti potrete svolgere diverse attività, conoscere nuove persone, nuovi ambienti e scoprire di essere più portati verso qualcosa piuttosto che altro. La cosa importante, è che non vi lasciate influenzare da pregiudizi o aspettative perché vivere a pieno questi tipi di esperienza insegna molto e sarà utile in futuro

La mia esperienza nel video-teatro

Ho letto che c'era scritto di raccontare la nostra esperienza all'IPM ed eccomi qua a scrivere... :)

Intanto mi presento, sono Greta e quest'estate ho partecipato al laboratorio di video teatro. 
Più che laboratorio lo chiamerei vera e propria esperienza di vita. Sono venuta a saperlo un pò per caso e mi ha incuriosito e ho deciso di iscrivermi. 
Non sapevo bene cosa aspettarmi, avevo anche molta paura il primo giorno che dovevo entrare. Poi però quando ho incontrato i ragazzi e il laboratorio è iniziato, tutto è passato e mi sono divertita moltissimo.
 E' un'attività fatta per i ragazzi di "dentro" ma sono stata io la prima a ricevere molte cose positive che in altri posti non avrei potuto imparare. 
Da grande voglio fare un lavoro nel sociale, voglio aiutare le persone a riavere il sorriso e a vivere più sereni e penso che questo sia un primo piccolo passo verso il mio sogno. In più quando ero dentro mi sono accorta che i ragazzi alla fine sono gli stessi di quelli fuori e che tutta la paura che avevo prima era inutile. 
Penso che tutti i laboratorio che si fanno in IPM, se organizzati bene e credendoci, possano aiutare un sacco i ragazzi a esprimersi e magari capire cosa fare una volta usciti. 
In conclusione 
Consiglio a chiunque ha voglia di mettersi in gioco di provare a partecipare!!!
Greta 
 

Esperienza dell'Istituto Besta Sociale



Ecco l'esperienza di:
Classi 4° A e 4° B Ist.Besta servizi sociali

L’Istituto Besta sociale ha aderito quest’anno al progetto Voci di Fuori Voci di Dentro con due classi quarte guidate da cinque insegnanti referenti.
La proposta di partecipare non è arrivata dagli insegnanti, ma dagli studenti stessi, interessati e motivati dopo aver sentito dell’esistenza di questo progetto che avvicina il mondo del carcere minorile e quello della scuola. Questi ragazzi hanno fin da subito dimostrato, oltre ad una sensibilità personale, anche particolari predisposizione e competenza derivate dalla scelta formativa.
Questi aspetti si sono espressi attraverso un video di presentazione della classe ed un lavoro di riflessione sulle tematiche di inclusione ed esclusione nell’ambito del lavoro. Questa riflessione, molto impegnativa, è stata sviluppata con creatività attraverso un cortometraggio divertente -e decisamente efficace- per spiegare come apparenza e pregiudizio condizionino il mondo del lavoro e la scelta di una persona piuttosto che un’altra. Sono stati rappresentati vari tipi di stereotipo, la ragazza bella e spregiudicata, il datore di lavoro razzista e attento solo alle apparenze …, in modo ironico ma acuto.
Oltre a questo strumento, i ragazzi hanno anche utilizzato il testo di una canzone per esprimere l’idea che …si può ricominciare, l’idea del dolore e della fatica generate dal giudizio altrui e dall’esclusione. È stato un bel modo di avvicinare l’arte, la musica e ciò che è familiare e caro ai ragazzi a un tema apparentemente lontano e pesante. Questa scelta sottolinea anche il fatto che il gusto per il bello è profondamente educativo e genera inclusione, unione e dialogo.
Il momento, però, più intenso dell’esperienza, è stato l’ingresso all’istituto penale minorile da parte di 18 studentesse il giorno 19 dicembre scorso. Il gruppo si è avvicinato all’esperienza con consapevolezza e con sincerità, senza forzature. C’è stata un po’ di paura nella fase iniziale, quando il chiudersi di cancelli e portoni alle proprie spalle ha dato sensazioni di oppressione e freddezza. Quando il gruppo, però, si è incontrato con i ragazzi detenuti, la tensione si è sciolta. C’è stata la capacità di vedere ciò che era comune, la vicinanza, il fatto di trovarsi davanti ragazzi della stessa età, con desideri e modi di fare simili ai propri.
Il giudizio è stato sospeso e il clima è diventato subito caldo e rilassato, senza la pretesa che le cose filassero tutte lisce da subito. 
Anche nella condivisione con i compagni, i ragazzi che sono entrati all’IPM hanno saputo portare un contributo consapevole e critico, senza falsi buonismi, dando vita ad un confronto ricco e vivace. Alla luce di questi sviluppi sentiamo quindi di poter valutare positivamente questa prima fase dell’esperienza, sicuramente formativa per gli studenti, sia sul piano della crescita personale, sia sul piano dell’arricchimento curricolare per il lavoro nell’ambito sociale.
Fondamentale è stato il ruolo degli insegnanti come supporto all’esperienza, come mediatori e come collaboratori organizzativi, perché hanno saputo stimolare i partecipanti all’impegno nel realizzare il compito richiesto, ma anche a sviluppare una riflessione in modo creativo e nel rispetto delle individualità.

Elena, referente Laboratorio Scuola e Volontariato